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    June 4, 2021

    Razzismo nel settore CBD austriaco

    Il 4 giugno 2020 circa 50.000 persone hanno partecipato alla manifestazione «Black Lives Matter» dal MQ di Vienna fino a Karlsplatz. Il loro obiettivo? Schierarsi insieme contro il razzismo e la discriminazione. L’evento scatenante era stato il brutale assassinio dell’afroamericano George Floyd da parte della polizia. Anche in Austria il razzismo è ancora onnipresente. Si va da controlli di polizia più frequenti a battute razziste fino all’omicidio. Spesso il razzismo viene ancora minimizzato o addirittura normalizzato. Nel settore del CBD e della cannabis questo razzismo si manifesta soprattutto sotto forma di stereotipi e «trovate pubblicitarie» a spese di coloro la cui realtà di vita ne viene influenzata in modo particolarmente negativo. Ci consideriamo alleati in tutte le lotte per la parità e per questo usiamo la nostra piattaforma – anche – per fare informazione su questo tema.

    Questo tema è tanto importante quanto vasto e complesso. Esiste una moltitudine di sistemi razzisti che ancora oggi si intrecciano e rendono così più difficile la vita delle persone BIPoC. E anche se abbiamo già provato più volte a scrivere e strutturare questo articolo, è chiaro che un articolo non potrebbe mai bastare a descrivere tutti gli aspetti del razzismo e della discriminazione. Ciò su cui però possiamo e vogliamo concentrarci è razzismo e cannabis e il legame con il settore nazionale del CBD.

    Cosa c’entrano la cannabis e il razzismo?

    A prima vista il legame tra cannabis e razzismo può non sembrare così evidente. Se però diamo un’occhiata alle carceri americane o ascoltiamo le persone colpite da violenza poliziesca di matrice razzista, ci si accorge che i due temi sono strettamente legati.

    Sebbene secondo sondaggi anonimi la cannabis venga consumata in modo uniforme da tutti i gruppi della popolazione in America, nelle carceri americane ci sono 4x più persone BIPoC per reati legati alla droga rispetto ai bianchi. Vengono controllate più spesso dalla polizia, ricevono pene più dure e muoiono circa 3x più spesso a causa della violenza letale della polizia. In Austria le persone di origine africana sono vittime della violenza della polizia in modo sproporzionato. Si verificano continuamente aggressioni violente e controlli più frequenti a causa di presunte violazioni del Suchtmittelgesetz. Di solito questo sospetto si basa su poco più del colore della pelle delle persone coinvolte.

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    E cosa c’entra esattamente tutto questo con il settore del CBD in Austria?

    Alcuni di voi ora si chiederanno forse cosa c’entri tutto questo con il settore nazionale del CBD. Bisogna ammettere che il settore austriaco del CBD non è l’origine della discriminazione subita dalle persone BIPoC. Del resto è molto più giovane del razzismo in Austria & Germania. Eppure vi contribuisce in parte: le aziende del CBD usano ripetutamente rappresentazioni stereotipate di persone BIPoC per pubblicizzare i loro prodotti. Questo è problematico, perché la rappresentazione delle persone BIPoC nella pubblicità è spesso fortemente segnata dal razzismo. Allo stesso tempo, in nome di «divertenti trovate pubblicitarie», si guadagna da uno stigma che a sua volta influenza enormemente la realtà di vita delle persone colpite e ne limita la libertà. Tutti noi percepiamo continuamente ciò che ci viene comunicato dalla pubblicità – anche se non sempre consapevolmente. In questi casi il messaggio è chiaro: le persone BIPoC consumano e vendono cannabis!

    Ma è solo uno scherzo?

    Con l’umorismo tutto questo ha poco a che fare – anche se spesso ci sentiamo rispondere cose come «Ma state allo scherzo!» o «Posso fare questa battuta, perché io non sono razzista!».  Purtroppo, sul serio: questo tipo di stereotipi costa la vita ad alcune persone. Il razzismo quindi non è uno scherzo. Particolarmente cinico per le persone colpite è spesso il fatto che a guadagnare con queste battute siano persone non colpite. Esiste una lunga tradizione di dire cose discriminatorie in nome dell’umorismo o di far passare per guastafeste chi non riesce a riderci sopra.

    Qui può essere molto utile un check-in con se stessi: lo troverei così divertente se fossi io la persona che non trova lavoro o casa perché la società bianca maggioritaria dà comunque per scontato che io venda droga? Come mi sentirei se, tornando a casa dal lavoro, la polizia mi fermasse in continuazione – semplicemente perché esisto? O se le famiglie dei miei amici vietassero loro di frequentarmi, perché potrei essere una cattiva influenza, solo per il colore della mia pelle?

    Le persone bianche devono porsi raramente queste domande e non vivono quasi mai questo tipo di discriminazione negativa. Spesso anche le persone bianche reagiscono in modo molto sensibile a questo tema, perché pensano di non averne colpa o si sentono impotenti e in fondo non vogliono questa situazione. Se vi riconoscete in questo e ora vi chiedete cosa potete fare, è già un passo importante:

    Cosa possiamo fare tutti contro il razzismo?

    Se vedete pubblicità razzista, allora lamentatevi. Fate sapere direttamente all’azienda cosa ne pensate oppure presentate un reclamo al Werberat. Ascoltate le persone colpite, senza voler negare la loro esperienza. Dite qualcosa quando le persone intorno a voi dicono cose razziste e cercate di spiegare perché lo sono. Per chi subisce continuamente discriminazioni è molto faticoso ed estenuante dover spiegare ogni volta perché qualcosa è razzista. Cercate di sostenere le aziende di persone BIPoC e seguitele sui social media. Informatevi sul tema e usate l’enorme quantità di risorse gratuite su internet. Non aspettatevi che le persone colpite debbano istruirvi perché «è nel loro interesse». È nell’interesse di tutti noi costruire un mondo in cui ognuno si senta sicuro e a proprio agio.

    Ecco alcune risorse a disposizione di tutti noi:

    Rassismus Report di ZARA

    @verbuendete_r_sein

    @saymyname_bpb

    @wasihrnichtseht

    Alice Hasters – Was weiße Menschen über Rassismus nicht hören wollen aber wissen sollten

    Tupoka Ogette – Exit Racism

    Entrambi i libri li trovate anche GRATIS su Spotify!

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